"La Rosa dei Venti" di Ettore Camarda

 

Si chiama «rosa dei venti» la disposizione grafica dei venti entro un cerchio, in base ai punti cardinali e alla direzione in cui spirano. L’espressione ricalca alla perfezione il latino rosa ventorum, che a sua volta traduce ‘poeticamente’ il più freddo termine greco schēma, associando la raffigurazione complessiva dei venti a una rosa con la corolla interamente aperta.

Nel mondo antico, in mancanza di strumenti tecnologici ancora impensabili (bussola, carte di navigazione), l’orientamento era pur sempre fondamentale, non solo sulla terraferma ma anche e soprattutto in mare, poiché all’epoca la ‘grande economia’ si basava essenzialmente sui commerci marittimi. L’osservazione del cielo e delle stelle si dimostrò di grande importanza (l’Orsa minore indicava il Nord, ad esempio), e ben presto ci si rese conto che ai punti cardinali era possibile associare qualcos’altro: i venti appunto, che a un certo punto con quei punti cardinali si sono strettamente intrecciati e confusi. Con il passare dei secoli, infatti, anche se il progresso tecnologico ha permesso modalità di orientamento più moderne e più sicure (la bussola, poi i sistemi informatici), la plurimillenaria rosa dei venti è rimasta uno strumento tradizionale, tanto che ancora oggi siamo abituati a ragionare in termini di corrispondenza vento/direzione (e così associamo automaticamente la Tramontana con il Nord, lo Scirocco più o meno con il Sud etc.).

Quanti tipi di rosa dei venti si conoscevano nel mondo antico? Innumerevoli. La prima «rosa», risalente a Omero, era estremamente rudimentale: indicava due soli punti cardinali, e vi figurava solo un vento (Zefiro) per indicare l’Ovest, laddove l’Est era designato col termine Éos cioè l’Aurora (per associazione immediata con il punto in cui nasce il sole). Col passare dei secoli lo schēma e poi la rosa ventorum si affinarono sempre più, e ne vennero tracciati vari tipi, da autori famosi (Erodoto, Aristotele, Seneca, Tolomeo) e da altri meno noti, come Timostene, Aulo Gellio, Ampelio, Firmico Materno, Vegezio. Dalla rosa a 4 venti si passò a suddividere i quadranti in modo da ottenere modelli più articolati da 8, 12 e persino 24 venti. Quest’ultima, nel mondo antico, è la figura più complessa, definita nel I secolo a.C. da Vitruvio nel De architectura (libro I, cap. 6):

 

Figura 1: la rosa a 24 venti descritta da Vitruvio*

 

 

È però ovvio che quanti più ‘spicchi’ si ricavano nel cerchio, tanto più risulta difficile definire, in termini di gradi, l’esatta direzione dei venti: se guardiamo il modello di Vitruvio ci rendiamo conto che le differenze di latitudine sono davvero minime. Accadeva così che già per i Greci e per i Romani non era facile stabilire con certezza la ‘provenienza’ esatta di questo o quel vento: ad esempio Erodoto (V secolo a.C.) sosteneva che Euro fosse il vento dell’Est, ma appena un secolo dopo Aristotele lo collocava da Sud-Est, e Lucio Ampelio, sei secoli dopo, da Est-Sud-Est! Oggi queste ambiguità sono superate, visto che si accetta comunemente una rosa piuttosto ‘semplice’, che conta soltanto 16 venti:

 

Figura 2: la moderna rosa a 16 venti*


 

Vediamo ora, partendo da Nord e procedendo in senso orario, quali sono i nomi degli 8 venti più conosciuti e qual è la loro etimologia. Dobbiamo ovviamente tener presente che parlare di direzioni significa assumere un punto di osservazione relativo, in base al quale poi quelle direzioni vengono fissate. Tale punto è per noi il Mediterraneo centrale (secondo alcuni studiosi si tratterebbe dell’isola di Zacinto, a Ovest della Grecia): vedremo infatti che la denominazione di alcuni venti si spiega solo se pensiamo al punto di osservazione di chi navigava in quelle acque.

  • Tramontana (Bòrea). È il vento freddo che spira da nord. Non ha nulla a che vedere con il ‘tramonto’ (che ovviamente non avviene a Nord), ma si chiama così perché proviene dalle montagne settentrionali, cioè trans montes (= al di là dei monti). È conosciuto anche come Bòrea, ma più che altro questo nome, nella forma Bora, designa per noi il vento forte (con raffiche oltre i 100 km/h) che soffia da Nord-Nord-Est (ad esempio a Trieste). Nella mitologia greca Bòrea è il nome di un Titano, figlio dell’Aurora (Éos), e i Titani erano esseri divini associati agli elementi della natura: sia Bòrea che i suoi fratelli Noto e Zefiro (che incontreremo più avanti) personificavano dunque i venti.
  • Greco (Grecale). Vento di Nord-Est. Così chiamato perché ai navigatori del Mediterraneo centrale (il punto di osservazione di cui parlavamo prima) sembrava soffiare dalla Grecia, che infatti si trova a Nord-Est rispetto a chi naviga a quelle latitudini.
  • Levante (Afeliòte). È il vento dell’Est, e si identifica per semplice associazione di idee con il punto cardinale per eccellenza, il punto in cui il sole si leva (solem levantem). L’altro suo nome, di derivazione greca, è Afeliòte, che a tutti gli effetti ha valore di sinonimo: in greco antico, infatti, aphēliótes significa «(vento) che spira dal punto in cui nasce il sole (hēlios)».
  • Scirocco. Vento caldo e umido di provenienza africana, che spira da Sud-Est. L’umidità è una caratteristica comune a tutti i venti che spirano da Sud. Il nome deriva dall’arabo, shulūq (ma la grafia può variare: per alcuni è shurūq), che significa appunto vento di mezzogiorno. Segnaliamo tuttavia che in realtà Scirocco è il nome dato a molti tipi di venti, che a seconda della latitudine presentano caratteristiche diverse (in Palestina, ad esempio, il termine identifica un vento freddo).
  • Noto (Austro/Ostro, Mezzogiorno). Sono i tre termini usati per indicare il vento che soffia da Sud, anch’esso caldo e umido. Noto, come detto poco prima, era un Titano, e già per i Greci indicava il vento del Sud; Austro (oppure Ostro), che è un sinonimo, viene dal latino Auster, che indica appunto il Sud. Si usa spesso anche la forma italianizzata, Mezzogiorno.
  • Libeccio (Garbino). Vento di Sud-Ovest, così chiamato perché spira dalla Libia. È un vento caldo e caratterizzato da forti raffiche. La connessione con la Libia è già nel nome greco, Lìps, che appunto sta per «vento libico», mentre i Romani lo chiamavano per lo più con l’equivalente Africus. In alcune regioni dell’Italia centro-settentrionale (Emilia Romagna, Marche) è conosciuto col nome di Garbino (dall’arabo garbi, che significa «occidentale»).
  • Ponente (Zefiro, Éspero). Il vento che spira da Ovest porta sin dall’antichità il nome del Titano Zefiro, fratello di Bòrea e di Noto, ma come accade per il vento di Levante può essere identificato più semplicemente con il punto cardinale (Ponente). Il terzo nome, Éspero, è di fatto un ulteriore sinonimo: deriva infatti dal greco hēspéra (= sera), appunto il momento in cui il sole cala sull’orizzonte (solem ponentem).
  • Maestro (Maestrale). Vento freddo e secco di Nord-Ovest, chiamato Mistral nell’area provenzale (Sud-Est della Francia). Sia il nome italiano che quello francese hanno come base comune il latino ventum magistralem, cioè il vento maestro, o per meglio dire quello che indica la via maestra, che per i soliti navigatori e commercianti del Mediterraneo centrale era la rotta di Nord-Ovest (in direzione di Roma prima, di Venezia poi).

Questi sono dunque i nomi degli 8 venti principali. Nella rosa a 16 che stiamo considerando i venti ‘intermedi’ vengono chiamati combinando i nomi principali (come si vede in figura 2), e così fra Tramontana e Greco si colloca il vento chiamato Greco-Tramontana, tra Greco e Levante soffia Greco-Levante e così via, sino al vento di Nord-Nord-Ovest, detto Maestro-Tramontana.

Chiudiamo con una curiosità. Sinora abbiamo parlato sempre di connessione vento/punto cardinale, e in alcuni casi il nome del vento addirittura coincide con il punto cardinale (Levante, Ponente, Mezzogiorno). Nel II secolo d.C., però, in un clima di grande interesse per l’astronomia e per la nascente astrologia, il già citato Lucio Ampelio descrisse qualcosa di originale (Liber memorialis, cap. 4): pur senza parlare esplicitamente di rosa ventorum, delineò un modello di rosa in cui a ogni vento, partendo da Est e proseguendo in senso antiorario, si faceva corrispondere un segno zodiacale. (Il punto di partenza è come al solito l’Est in quanto punto cardinale per eccellenza, legato al sorgere del sole.) In tal modo l’autore individuava 12 venti e li identificava con i 12 segni che noi ben conosciamo, come nella figura seguente.

 

Figura 3: la rosa zodiacale di Ampelio*

 

 


* Le immagini sono tratte dallo studio di Dora Liuzzi, La rosa dei venti nell’antichità greco-romana, Congedo Editore, Galatina 1994, pp. 40, 64 e 77.


 

Prof. Ettore Camarda


 

 

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