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24/02/2009 - Scorie Lucane

 

 

Chi ricorda il 13 novembre 2003?

Era una bella domenica di autunno e la Basilicata si dimostrò unita come mai nella sua storia. La statale 106 fu chiusa al traffico delle macchine, ma non degli uomini che marciarono numerosissimi (centomila!) per dire no al sito nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive a Scanzano.

Una marcia pacifica senza motivazioni ideologiche o di appartenenza politica, ma solo per difendere la propria terra.

Il governo fece marcia indietro e la battaglia fu vinta. La battaglia appunto, perché la guerra non si poteva dire finita per niente.

A inizio anno è stato pubblicato il bando per la gara di appalto relativa alla costruzione di un impianto di cementazione dei rifiuti nucleari della centrale Itrec Trisaia di Rotondella. Impianto che dovrebbe essere pronto entro il 2013 e destinato, badate bene, alla solidificazione della soluzione derivata dagli esperimenti di riprocessamento del combustibile. Verrà realizzato anche un sito per lo stoccaggio temporaneo dei contenitori.

Si tratterebbe quindi di mettere in sicurezza i soli rifiuti nucleari già presenti alla Trisaia, però l'attuale governo non ha mai fatto mistero, nè in campagna elettorale nè dopo, di considerare l'opzione nucleare come la preferita per svincolare l'Italia dalla dipendenza energetica verso gli altri paesi.
E la Basilicata, o meglio la zona della foce del Sinni è una delle aree individuate, in base ad uno studio di fattibilità risalente ad inizio anni 80, per la costruzione di una centrale nucleare da 1200 megawatt.
Tra i requisiti ideali c'è la bassa densità demografica del territorio lucano, come se un guasto alla centrale non avesse ripercussioni per centinaia di chilometri.

Insieme alla realizzazione delle centrali ritorna ovviamente il problema dello stoccaggio dei rifiuti e del sito nazionale dedicato.

Questa volta non si parla di Scanzano, ma dei Calanchi: Aliano, per chi non fosse pratico della zona il paese famoso per aver ospitato Carlo Levi durante la sua vacanza forzata.

Come se non bastasse sono state ultimamente rese note preoccupanti statistiche sull'incidenza dei tumori nella popolazione lucana.

La ricerca, in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità, sottolinea come a differenza delle altre regioni d'Italia il numero di tumori in Basilicata oltre ad avere un incidenza persino superiore a quello delle regioni del Nord Italia a forte industrializzazione, ha una curva ascendente.
Se nel resto d'Italia il picco di tumori si è toccato tra gli anni 80 e 90 per poi scendere progressivamente negli anni, in Basilicata succede esattamente l'inverso e l'aumento di tumori sembra non arrestarsi mai.

A cosa sia dovuto è difficile a dirsi, c'è chi ha puntato il dito sulle estrazioni petrolifere, chi su ripetitori che violerebbero i limiti imposti dalla legge e chi ovviamente si interroga sul centro ricerche della Trisaia di Rotondella, ma di certo è un fenomeno unico che non può più essere sottovalutato.

 

 

Marcello Favilli (Tempesta) - http://ataru-moroboshi.blogspot.com

 


 

 

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